RASSEGNA STAMPA
venerdì 01 settembre 2006
Il diciassettenne Davide Sofia ha lasciato l'ospedale di Borgo Trento, dove è stato curato al meglio.
Torna a casa il ragazzo «miracolato»
Salvo dopo 33 giorni di terapia intensiva. E il papà ringrazia gli angeli della Croce Blu
San Martino Buon Albergo . Davide Sofia è tornato a casa dopo il ricovero, lungo 33 giorni, nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. A fine settembre, il ragazzo potrebbe già ricominciare gli studi di geometra.
I medici, alla vigilia di Ferragosto, hanno dimesso il diciassettenne che a metà luglio era stato trasportato d'urgenza in prognosi riservata al pronto soccorso dopo l'incidente stradale accaduto in Borgo della Vittoria. All'altezza dell'incrocio tra via Brenta e via Carso, in sella al proprio motorino, si era scontrato con una monovolume. Il ragazzo, sbalzato dallo scooter, aveva sbattuto violentemente contro la cancellata di uno dei palazzi all'angolo del crocevia che porta alla «Busa», uno dei due parchi pubblici al centro del popoloso quartiere.
«È un miracolo: Davide, nonostante i gravi traumi e le fratture alla testa, si è pian piano ripreso senza complicazioni durante le cure e senza riportare danni fisici permanenti», rassicura il padre, Alberto, noto imprenditore del paese.
«Gli specialisti di Borgo Trento hanno rimesso in piedi mio figlio senza bisogno di interventi chirurgici. Bravi, davvero», continua l'uomo. «Ora, Davide parla e cammina. Le sue condizioni migliorano ogni giorno grazie anche all'attività riabilitativa che segue, da Ferragosto, all'ospedale Sacro Cuore di Negrar».
A tal punto che il papà, la mamma Monica Alberti e gli altri familiari, autorizzati dai medici, hanno accompagnato il ragazzo dagli amici che ogni giorno si danno appuntamento al «Campagnol», i giardini in via Adamello lontani appena qualche centinaio di metri dalla «Busa». Quegli stessi amici che probabilmente il ragazzo stava cercando prima dell'urto tra il proprio motorino e l'auto. Una testimone, che preferì restare nell'anonimato, e che al momento dell'incidente stradale riposava nel poggiolo di uno dei condomini tra via Brenta e via Carso, raccontò che Sofia, percorrendo via Monte Baldo, aveva girato con lo scooter attorno alla «Busa». Allo stop in via Monte Baldo, di fronte a via Brenta, ci fu l'impatto con il veicolo diretto da via Pasubio verso il tratto di via Carso checorre a fianco della «Busa».
La testimone aveva telefonato immediatamente a Verona Emergenza. «L'intervento dei soccorritori del 118 è stato determinante per salvare la vita a Davide, soprattutto l'arrivo dell'ambulanza della Croce blu di San Martino che, avendo sede in paese, ha raggiunto Davide prima dell'auto medica», spiega il padre.
L'imprenditore è già andato a ringraziare l'associazione, ospitata gratuitamente dal Comune alnell'ex scuola elementare Emilio Salgari.
«Le famiglie di San Martino sono fortunate ad avere a disposizione la Croce blu», commenta Sofia. Tanto più che gli ottanta volontari della Croce blu continuano a prestare servizio per merito dei compaesani che, nel periodo contiguo all'incidente, avevano donato all'associazione 15mila euro. Le offerte avevano permesso alla Croce blu di non chiudere per le troppe spese di gestione. L'assegno, riprodotto in dimensioni gigantesche e firmato simbolicamente dalla popolazione, era stato consegnato da una delle benefattrici al presidente dell'associazione, Paolo Foresti. Mentre il capogruppo degli alpini Vittorio Castellani, aveva offerto, attorniato dagli iscritti, un saturimetro, (valore 586 euro), strumento per misurare il livello d'ossigeno, in caso di malore o di incidenti.
Stefano Caniato
Torna a casa il ragazzo «miracolato»
Salvo dopo 33 giorni di terapia intensiva. E il papà ringrazia gli angeli della Croce Blu
San Martino Buon Albergo . Davide Sofia è tornato a casa dopo il ricovero, lungo 33 giorni, nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento. A fine settembre, il ragazzo potrebbe già ricominciare gli studi di geometra.
I medici, alla vigilia di Ferragosto, hanno dimesso il diciassettenne che a metà luglio era stato trasportato d'urgenza in prognosi riservata al pronto soccorso dopo l'incidente stradale accaduto in Borgo della Vittoria. All'altezza dell'incrocio tra via Brenta e via Carso, in sella al proprio motorino, si era scontrato con una monovolume. Il ragazzo, sbalzato dallo scooter, aveva sbattuto violentemente contro la cancellata di uno dei palazzi all'angolo del crocevia che porta alla «Busa», uno dei due parchi pubblici al centro del popoloso quartiere.
«È un miracolo: Davide, nonostante i gravi traumi e le fratture alla testa, si è pian piano ripreso senza complicazioni durante le cure e senza riportare danni fisici permanenti», rassicura il padre, Alberto, noto imprenditore del paese.
«Gli specialisti di Borgo Trento hanno rimesso in piedi mio figlio senza bisogno di interventi chirurgici. Bravi, davvero», continua l'uomo. «Ora, Davide parla e cammina. Le sue condizioni migliorano ogni giorno grazie anche all'attività riabilitativa che segue, da Ferragosto, all'ospedale Sacro Cuore di Negrar».
A tal punto che il papà, la mamma Monica Alberti e gli altri familiari, autorizzati dai medici, hanno accompagnato il ragazzo dagli amici che ogni giorno si danno appuntamento al «Campagnol», i giardini in via Adamello lontani appena qualche centinaio di metri dalla «Busa». Quegli stessi amici che probabilmente il ragazzo stava cercando prima dell'urto tra il proprio motorino e l'auto. Una testimone, che preferì restare nell'anonimato, e che al momento dell'incidente stradale riposava nel poggiolo di uno dei condomini tra via Brenta e via Carso, raccontò che Sofia, percorrendo via Monte Baldo, aveva girato con lo scooter attorno alla «Busa». Allo stop in via Monte Baldo, di fronte a via Brenta, ci fu l'impatto con il veicolo diretto da via Pasubio verso il tratto di via Carso checorre a fianco della «Busa».
La testimone aveva telefonato immediatamente a Verona Emergenza. «L'intervento dei soccorritori del 118 è stato determinante per salvare la vita a Davide, soprattutto l'arrivo dell'ambulanza della Croce blu di San Martino che, avendo sede in paese, ha raggiunto Davide prima dell'auto medica», spiega il padre.
L'imprenditore è già andato a ringraziare l'associazione, ospitata gratuitamente dal Comune alnell'ex scuola elementare Emilio Salgari.
«Le famiglie di San Martino sono fortunate ad avere a disposizione la Croce blu», commenta Sofia. Tanto più che gli ottanta volontari della Croce blu continuano a prestare servizio per merito dei compaesani che, nel periodo contiguo all'incidente, avevano donato all'associazione 15mila euro. Le offerte avevano permesso alla Croce blu di non chiudere per le troppe spese di gestione. L'assegno, riprodotto in dimensioni gigantesche e firmato simbolicamente dalla popolazione, era stato consegnato da una delle benefattrici al presidente dell'associazione, Paolo Foresti. Mentre il capogruppo degli alpini Vittorio Castellani, aveva offerto, attorniato dagli iscritti, un saturimetro, (valore 586 euro), strumento per misurare il livello d'ossigeno, in caso di malore o di incidenti.
Stefano Caniato
21 maggio 2006 - articolo associativo
L’hanno vista a terra, la moto poco lontano, ieri mattina verso le 5.30 e subito hanno pensato che il centauro avesse avuto un malore. Arrivati i soccorsi di Verona Emergenza, la scoperta. A terra, morta, c’era una donna, e a ucciderla era stato un incidente stradale.
Valeria Dal Bosco, 32 anni, benzinaia all’autogrill Pavesi in autostrada, residente in via De Gasperi 11 a Caldiero, ieri mattina stava andando a lavorare in moto, la sua Ducati Monster. Lei era da sempre appassionata di moto, soltanto di recente aveva acquistato un’automobile, ma con la bella stagione era tornata in sella.
Le cause dell’incidente dovranno essere vagliate dalla polizia stradale di Verona, che ieri è andata sul posto, assieme ai carabinieri per rilevare l’incidente. La donna arrivata alla nuova rotatoria sulla statale 11 a San Martino Buonalbergo, nei pressi dell’hotel Touring potrebbe essere finita contro il cordolo che delimita la rotonda e aver poi battuto la testa.
Ma pare che nessuno abbia assistito all’incidente.
Valeria era molto conosciuta, a Caldiero dove si era trasferita tre anni fa, quando aveva sposato Daniele Marini, artigiano pavimentista, ma anche a Monteforte dove abitano i suoi. La donna inoltre da sempre lavorava come barista o ultimamente come benzinaia, quindi sono in tanti quelli che l’hanno incontrata e conosciuta. «Ho saputo che mia moglie è morta al mattino, quando la polizia stradale è venuta ad avvertirmi. Non so dove stesse andando, ma credo al lavoro, sarebbe probabilmente entrata a Verona Est per poi andare a Soave. Noi eravamo separati da qualche mese, ma stavamo riallacciando i rapporti. Ci siamo sentiti proprio sabato pomeriggio. Abbiamo chiacchierato un poco e mi ha detto che aveva dei turni di lavoro».
Continua Marini: «Entrambi appassionati di moto, avevamo condiviso molte cose. Valeria era capace di portare la sua Ducati molto bene, mi sembra impossibile che abbia avuto un incidente. Inoltre di salute stava bene, escludo che possa aver avuto un malore. La notte prima credo abbia dormito dai suoi. Stava un po’ a casa nostra e un pò da loro, ma le cose tra noi stavano tornando serene, pensavamo di ricominciare. Adesso è finito tutto».
è stato Marini ad andare ad avvertire i suoceri della tragedia. Poi ieri mattina il padre di lui è andato a fare il riconoscimento della salma a Borgo Roma: »Sî è andato mio padre, io non me la sono sentita. Non so quando faremo i funerali, forse prima c’è l’autopsia. Valeria era una persona in gamba, non doveva finire cosî». Ieri mattina ma alle 7.30 a Nesente c’è stato un altro incidente stradale, con conseguenze lievi. Ferito un ragazzino diciassettenne che stava andando a scuola. Il suo Gilera Runner si è scontrato con una Fiat Panda. Le cause dell’incidente sono al vaglio della polizia municipale.
di Alessandra Vaccari
Articolo tratto dal giornale "L’Arena" di Verona
Valeria era molto conosciuta, a Caldiero dove si era trasferita tre anni fa, quando aveva sposato Daniele Marini, artigiano pavimentista, ma anche a Monteforte dove abitano i suoi. La donna inoltre da sempre lavorava come barista o ultimamente come benzinaia, quindi sono in tanti quelli che l’hanno incontrata e conosciuta. «Ho saputo che mia moglie è morta al mattino, quando la polizia stradale è venuta ad avvertirmi. Non so dove stesse andando, ma credo al lavoro, sarebbe probabilmente entrata a Verona Est per poi andare a Soave. Noi eravamo separati da qualche mese, ma stavamo riallacciando i rapporti. Ci siamo sentiti proprio sabato pomeriggio. Abbiamo chiacchierato un poco e mi ha detto che aveva dei turni di lavoro».
Continua Marini: «Entrambi appassionati di moto, avevamo condiviso molte cose. Valeria era capace di portare la sua Ducati molto bene, mi sembra impossibile che abbia avuto un incidente. Inoltre di salute stava bene, escludo che possa aver avuto un malore. La notte prima credo abbia dormito dai suoi. Stava un po’ a casa nostra e un pò da loro, ma le cose tra noi stavano tornando serene, pensavamo di ricominciare. Adesso è finito tutto».
è stato Marini ad andare ad avvertire i suoceri della tragedia. Poi ieri mattina il padre di lui è andato a fare il riconoscimento della salma a Borgo Roma: »Sî è andato mio padre, io non me la sono sentita. Non so quando faremo i funerali, forse prima c’è l’autopsia. Valeria era una persona in gamba, non doveva finire cosî». Ieri mattina ma alle 7.30 a Nesente c’è stato un altro incidente stradale, con conseguenze lievi. Ferito un ragazzino diciassettenne che stava andando a scuola. Il suo Gilera Runner si è scontrato con una Fiat Panda. Le cause dell’incidente sono al vaglio della polizia municipale.
di Alessandra Vaccari
Articolo tratto dal giornale "L’Arena" di Verona
08 febbraio 2005 - articolo associativo
Un pensionato è stato soccorso mentre si allenava con la moglie Paura sulla pista da ballo Vittima di un infarto, un uomo si è accasciato sul pavimento.
San Martino Buon Albergo. Si è accasciato sul pavimento mentre ballava nella palestra all’interno degli impianti sportivi in via Marconi, vicino al sottopasso della ferrovia. Alla vista dell’uomo a terra, i presenti, una sessantina in tutto, convinti che avesse sbagliato passo inciampando goffamente sulla scarpa della dama con cui ballava hanno riso, aspettando che si rialzasse. Quante volte sono caduti, tra una piroetta e l’altra, principianti e danzatori consumati. Un attimo di distrazione e si rotola sulla pista, è un dato di fatto. Ma l’espressione divertita si è all’improvviso trasformata in un urlo straziante. Il cuore dell’uomo, un pensionato di 58 anni che abita a Zevio, si era quasi fermato per un infarto. Solo grazie ai soccorsi, scattati immediatamente, si è evitato il peggio. E l’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Borgo Roma.
Il danzatore è iscritto all’Associazione sportiva danza (Asda), presieduta da Luigi Zandonà, che raggruppa 250 persone provenienti da San Martino, Zevio, Lavagno e San Michele che, il giovedî e il sabato, si riuniscono in via Marconi. «Il figlio mi ha riferito che il padre dice a fatica qualche parola», spiega ZandonÀ. Pallido in volto, il ballerino aveva iniziato a lamentarsi con la moglie per i forti dolori al petto, finendo poi per svenire tra le sue braccia. Superato lo smarrimento, alcuni danzatori si sono precipitati fuori dall’edificio, infilando il tunnel che separa via Marconi da via Mazzini, dove hanno la sede i volontari della Croce blu che, in collaborazione con il pronto soccorso cittadino di Verona Emergenza, garantiscono l’assistenza sanitaria non soltanto in paese, ma nel resto dell’Est veronese.
Raccontato quel che era accaduto poco prima dall’altra parte della strada, i ballerini sono tornati nella palestra. Pochi minuti dopo, l’auto con a bordo i medici del 118 e l’ambulanza hanno raggiunto la palestra. I soccorritori hanno rianimato l’uomo, stabilizzandone le condizioni cliniche e trasportandolo poi d’urgenza al’ospedale. Già nelle ore successive, il presidente dell’Asda, rimasto in palestra fino all’ultimo momento per assistere la moglie del pensionato, si è mantenuto in contatto con la famiglia dell’uomo. «E pensare che il ballerino, quando la serata era ormai conclusa, aveva chiesto che venisse suonato ancora un disco per provare alcuni movimenti», aggiunge Zandonà. «Erano danze a ritmo lento, sicuramente adatte a persone di una certa età».
Stefano Caniato
San Martino Buon Albergo. Si è accasciato sul pavimento mentre ballava nella palestra all’interno degli impianti sportivi in via Marconi, vicino al sottopasso della ferrovia. Alla vista dell’uomo a terra, i presenti, una sessantina in tutto, convinti che avesse sbagliato passo inciampando goffamente sulla scarpa della dama con cui ballava hanno riso, aspettando che si rialzasse. Quante volte sono caduti, tra una piroetta e l’altra, principianti e danzatori consumati. Un attimo di distrazione e si rotola sulla pista, è un dato di fatto. Ma l’espressione divertita si è all’improvviso trasformata in un urlo straziante. Il cuore dell’uomo, un pensionato di 58 anni che abita a Zevio, si era quasi fermato per un infarto. Solo grazie ai soccorsi, scattati immediatamente, si è evitato il peggio. E l’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Borgo Roma.
Il danzatore è iscritto all’Associazione sportiva danza (Asda), presieduta da Luigi Zandonà, che raggruppa 250 persone provenienti da San Martino, Zevio, Lavagno e San Michele che, il giovedî e il sabato, si riuniscono in via Marconi. «Il figlio mi ha riferito che il padre dice a fatica qualche parola», spiega ZandonÀ. Pallido in volto, il ballerino aveva iniziato a lamentarsi con la moglie per i forti dolori al petto, finendo poi per svenire tra le sue braccia. Superato lo smarrimento, alcuni danzatori si sono precipitati fuori dall’edificio, infilando il tunnel che separa via Marconi da via Mazzini, dove hanno la sede i volontari della Croce blu che, in collaborazione con il pronto soccorso cittadino di Verona Emergenza, garantiscono l’assistenza sanitaria non soltanto in paese, ma nel resto dell’Est veronese.
Raccontato quel che era accaduto poco prima dall’altra parte della strada, i ballerini sono tornati nella palestra. Pochi minuti dopo, l’auto con a bordo i medici del 118 e l’ambulanza hanno raggiunto la palestra. I soccorritori hanno rianimato l’uomo, stabilizzandone le condizioni cliniche e trasportandolo poi d’urgenza al’ospedale. Già nelle ore successive, il presidente dell’Asda, rimasto in palestra fino all’ultimo momento per assistere la moglie del pensionato, si è mantenuto in contatto con la famiglia dell’uomo. «E pensare che il ballerino, quando la serata era ormai conclusa, aveva chiesto che venisse suonato ancora un disco per provare alcuni movimenti», aggiunge Zandonà. «Erano danze a ritmo lento, sicuramente adatte a persone di una certa età».
Stefano Caniato
12 dicembre 2004 - articolo generale
E tra i prossimi obiettivi c’è la creazione di un manuale
I nuovi soccorritori diplomati dal Suem 118
Sessantadue volontari hanno superato il corso di emergenza.
Ci sono una sessantina di volontari del soccorso in più sulle nostre strade. Sono quelli che hanno frequentato il corso organizzato da Verona Emergenza per raggiungere uno standard unico di formazione dei soccorritori non professionisti operanti nel sistema 118 della provincia di Verona.
Gli obiettivi sono quelli di garantire al cittadino, nei tempi e modi adeguati, l’intervento d’urgenza ed emergenza da parte del personale volontario, con standard qualitativi uniformi. Ma anche garantire al cittadino un servizio sanitario che risponda ai requisiti di efficienza nel rapporto tra gli effetti reali di una prestazione e i suoi costi di produzione.
Nell’emergenza è importante l’efficacia, cioè la capacità di un sistema di produrre effettivamente i risultati desiderati e l’adeguatezza cioè il rapporto tra servizi sanitari disponibili ed esigenze della popolazione.
Al soccorritore si richiedono qualità tecnico-scientifica (il livello di applicazione delle conoscenze e delle tecnologie più avanzate comunemente disponibili) e di tipo gestionale: accreditare le associazioni e certificare il personale che vi opera.
Al corso hanno partecipato: Croce Bianca Verona, Croce Verde Verona, Croce Europa Verona, Croce Gialla Verona, Croce Blu Verona, Croce Bianca Torri del Benaco, Croce Rossa Italiana, e SOS Sona, SOS Valeggio, per un totale di un totale di 60 soccorritori certificati dal Suem 118 Verona al termine della fase di sperimentazione.
Tra gli obiettivi per il futuro ci sono corsi di aggiornamento per uniformare alle linee guida 118 gli istruttori e i volontari già attivi negli enti e la pubblicazione di un manuale didattico unico per tutta la provincia condiviso da tutti i responsabili della didattica degli enti che hanno partecipato al progetto. (a.v.)
I nuovi soccorritori diplomati dal Suem 118
Sessantadue volontari hanno superato il corso di emergenza.
Ci sono una sessantina di volontari del soccorso in più sulle nostre strade. Sono quelli che hanno frequentato il corso organizzato da Verona Emergenza per raggiungere uno standard unico di formazione dei soccorritori non professionisti operanti nel sistema 118 della provincia di Verona.
Gli obiettivi sono quelli di garantire al cittadino, nei tempi e modi adeguati, l’intervento d’urgenza ed emergenza da parte del personale volontario, con standard qualitativi uniformi. Ma anche garantire al cittadino un servizio sanitario che risponda ai requisiti di efficienza nel rapporto tra gli effetti reali di una prestazione e i suoi costi di produzione.
Nell’emergenza è importante l’efficacia, cioè la capacità di un sistema di produrre effettivamente i risultati desiderati e l’adeguatezza cioè il rapporto tra servizi sanitari disponibili ed esigenze della popolazione.
Al soccorritore si richiedono qualità tecnico-scientifica (il livello di applicazione delle conoscenze e delle tecnologie più avanzate comunemente disponibili) e di tipo gestionale: accreditare le associazioni e certificare il personale che vi opera.
Al corso hanno partecipato: Croce Bianca Verona, Croce Verde Verona, Croce Europa Verona, Croce Gialla Verona, Croce Blu Verona, Croce Bianca Torri del Benaco, Croce Rossa Italiana, e SOS Sona, SOS Valeggio, per un totale di un totale di 60 soccorritori certificati dal Suem 118 Verona al termine della fase di sperimentazione.
Tra gli obiettivi per il futuro ci sono corsi di aggiornamento per uniformare alle linee guida 118 gli istruttori e i volontari già attivi negli enti e la pubblicazione di un manuale didattico unico per tutta la provincia condiviso da tutti i responsabili della didattica degli enti che hanno partecipato al progetto. (a.v.)
08 febbraio 2004 - articolo associativo
I nostri volontari si gettano nelle gelide acque del fiume Rosella per salvare una vittima della strada.
SAN MARTINO BUON ALBERGO. Analogo incidente dove ventiquattr’ore prima era morto un muratore Auto in acqua, salvato dai fari I soccorritori della Croce blu: «Stava per annegare nel Rosella».
San Martino Buon Albergo. Se i fari della Seat Cordoba si fossero spenti durante la carambola nel torrente Rosella o prima dell’arrivo dei soccorritori, Davide Zenari, che respirava ancora grazie a una bolla d’aria rimasta nell’abitacolo, sarebbe morto annegato. Il caso ha voluto che venerdî notte un automobilista, nonostante la nebbia fittissima, vedesse un fascio di luce rimbalzare dalla scarpata in fondo a cui scorre la Rosella al ciglio del rettilineo che porta da Sant’Antonio a Ferrazze e lanciasse l’allarme a Verona Emergenza.
La rapidità dell’equipaggio della Croce blu di San Martino Buon Albergo, allertato dalla centrale operativa del 118, è stata determinante per salvare il venticinquenne di Caldiero, residente a Strà, sbandato proprio nel punto in cui, la notte prima, aveva perso la vita in un incidente simile il muratore torinese Bartolomeo Marco Clemente che, al volante di una Fiat Punto, insieme a due compagni di lavoro, stava tornando nell’abitazione di Roverè.
Paolo Taioli e Luca Tinazzi sono i due volontari che si sono gettati senza esitazione in acqua fino alle spalle per estrarre Zenari dal veicolo. L’automedica della Croce Verde li ha poi raggiunti. Taioli era intervenuto anche giovedî, quando era uscita di strada la Fiat Punto. Gli altri «angeli custodi» della Croce blu che, in quelle 48 ore, hanno aiutato Taioli e Tinazzi sono Simonetta Antolini, Elisa Olivieri e gli autisti delle ambulanze Michele Compri e Nicola Zanini.
Quando Taioli e Tinazzi sono scesi nel torrente, il ragazzo di Caldiero si trovava nei sedili sul retro della Seat Cordoba. «Aveva soltanto il mento fuori dall’acqua», racconta Taioli che, inizialmente, aveva tentato di aprire la portiera sul lato del conducente. Bisognava agire in fretta, perchè Zenari non avrebbe potuto respirare a lungo. Allora i due soccorritori, vincendo la pressione dell’acqua e del fango, hanno spalancato la portiera posteriore. Il giovane, all’interno dell’auto, continuava a chiedere aiuto a squarciagola, smettendo soltanto quando i due volontari l’hanno portato al sicuro a riva.
Un miracolo che vale doppio, perchè Taioli e Tinazzi non sapevano che Zenari, l’anno scorso, aveva perso il fratello Alessio, deceduto a seguito di uno scontro a Belfiore. Alessio, che con altri due amici aveva cenato in un agriturismo del luogo, si stava dirigendo a casa. Poi, lo schianto. Alessio e uno dei due passeggeri morirono, il terzo venne ricoverato all’ospedale in prognosi riservata. La notizia ammutolî gli affezionati della birreria Green Lion di Caldiero, il locale sotto i condomini del capoluogo, dove il gruppetto si incontrava di solito con un’altra dozzina di coeta nei. Ieri Davide, dopo le cure in ospedale, ha telefonato ai familiari. «Ci ha detto dell’incidente a San Martino Buon Albergo, tranquillizzandoci sulle sue condizioni di salute», spiegano lo zio Silvano Zenari e la nonna Rita Fattori. «Si è preoccupato di informarsi anche sullo stato della mia caviglia, ingessata per una frattura», aggiunge lo zio. «Dopo Alessio, avrei potuto perdere anche l’altro nipote», si dispera la donna.
Intanto, i soccorritori della Croce blu (che ha sede in via Mazzini a San Martino Buon Albergo, vicino al sottopasso ferroviario e il cui presidente è il vigile del fuoco ed ex vicesindaco Paolo Foresti), hanno portato le divise bagnate in pulitura, per essere pronti a rispondere ad altre chiamate. Taioli vorrebbe minimizzare il gesto suo e quello degli altri volontari. «Ho fatto semplicemente il mio dovere», sostiene. Certo, ma non tutti, magari per mancanza di tempo o per svogliatezza, prestano servizio nella Croce blu o in qualsiasi altra associazione sanitaria. Neppure Matteo Arganetto e il rumeno Daniel Bitiusca che, giovedî, hanno trascinato sulla sponda del Rosella i due feriti che si trovavano a bordo della Fiat Punto e hanno tentato di liberare dalle lamiere, purtroppo invano, il manovale di Torino, si considerano degli eroi. Al contrario di ciò sostiene la popolazione e l’amministrazione comunale, che vuole invece premiarli e intende collocare il paracarri sull’argine del Rosella.
Questi atti di umanità dovrebbero far aumentare il numero degli iscritti alle lezioni di pronto soccorso organizzate dalla Croce blu, che cominceranno il 24 febbraio. I volontari dell’associazione, i medici locali e i colleghi che lavorano negli ospedali cittadini insegneranno agli allievi fino alle fine di maggio le tecniche di primo intervento. Il programma, oltre alla teoria, prevede anche delle prove pratiche che comprendono l’uso delle attrezzature installate nelle autolettighe.
Stefano Caniato
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona
SAN MARTINO BUON ALBERGO. Analogo incidente dove ventiquattr’ore prima era morto un muratore Auto in acqua, salvato dai fari I soccorritori della Croce blu: «Stava per annegare nel Rosella».
San Martino Buon Albergo. Se i fari della Seat Cordoba si fossero spenti durante la carambola nel torrente Rosella o prima dell’arrivo dei soccorritori, Davide Zenari, che respirava ancora grazie a una bolla d’aria rimasta nell’abitacolo, sarebbe morto annegato. Il caso ha voluto che venerdî notte un automobilista, nonostante la nebbia fittissima, vedesse un fascio di luce rimbalzare dalla scarpata in fondo a cui scorre la Rosella al ciglio del rettilineo che porta da Sant’Antonio a Ferrazze e lanciasse l’allarme a Verona Emergenza.
La rapidità dell’equipaggio della Croce blu di San Martino Buon Albergo, allertato dalla centrale operativa del 118, è stata determinante per salvare il venticinquenne di Caldiero, residente a Strà, sbandato proprio nel punto in cui, la notte prima, aveva perso la vita in un incidente simile il muratore torinese Bartolomeo Marco Clemente che, al volante di una Fiat Punto, insieme a due compagni di lavoro, stava tornando nell’abitazione di Roverè.
Paolo Taioli e Luca Tinazzi sono i due volontari che si sono gettati senza esitazione in acqua fino alle spalle per estrarre Zenari dal veicolo. L’automedica della Croce Verde li ha poi raggiunti. Taioli era intervenuto anche giovedî, quando era uscita di strada la Fiat Punto. Gli altri «angeli custodi» della Croce blu che, in quelle 48 ore, hanno aiutato Taioli e Tinazzi sono Simonetta Antolini, Elisa Olivieri e gli autisti delle ambulanze Michele Compri e Nicola Zanini.
Quando Taioli e Tinazzi sono scesi nel torrente, il ragazzo di Caldiero si trovava nei sedili sul retro della Seat Cordoba. «Aveva soltanto il mento fuori dall’acqua», racconta Taioli che, inizialmente, aveva tentato di aprire la portiera sul lato del conducente. Bisognava agire in fretta, perchè Zenari non avrebbe potuto respirare a lungo. Allora i due soccorritori, vincendo la pressione dell’acqua e del fango, hanno spalancato la portiera posteriore. Il giovane, all’interno dell’auto, continuava a chiedere aiuto a squarciagola, smettendo soltanto quando i due volontari l’hanno portato al sicuro a riva.
Un miracolo che vale doppio, perchè Taioli e Tinazzi non sapevano che Zenari, l’anno scorso, aveva perso il fratello Alessio, deceduto a seguito di uno scontro a Belfiore. Alessio, che con altri due amici aveva cenato in un agriturismo del luogo, si stava dirigendo a casa. Poi, lo schianto. Alessio e uno dei due passeggeri morirono, il terzo venne ricoverato all’ospedale in prognosi riservata. La notizia ammutolî gli affezionati della birreria Green Lion di Caldiero, il locale sotto i condomini del capoluogo, dove il gruppetto si incontrava di solito con un’altra dozzina di coeta nei. Ieri Davide, dopo le cure in ospedale, ha telefonato ai familiari. «Ci ha detto dell’incidente a San Martino Buon Albergo, tranquillizzandoci sulle sue condizioni di salute», spiegano lo zio Silvano Zenari e la nonna Rita Fattori. «Si è preoccupato di informarsi anche sullo stato della mia caviglia, ingessata per una frattura», aggiunge lo zio. «Dopo Alessio, avrei potuto perdere anche l’altro nipote», si dispera la donna.
Intanto, i soccorritori della Croce blu (che ha sede in via Mazzini a San Martino Buon Albergo, vicino al sottopasso ferroviario e il cui presidente è il vigile del fuoco ed ex vicesindaco Paolo Foresti), hanno portato le divise bagnate in pulitura, per essere pronti a rispondere ad altre chiamate. Taioli vorrebbe minimizzare il gesto suo e quello degli altri volontari. «Ho fatto semplicemente il mio dovere», sostiene. Certo, ma non tutti, magari per mancanza di tempo o per svogliatezza, prestano servizio nella Croce blu o in qualsiasi altra associazione sanitaria. Neppure Matteo Arganetto e il rumeno Daniel Bitiusca che, giovedî, hanno trascinato sulla sponda del Rosella i due feriti che si trovavano a bordo della Fiat Punto e hanno tentato di liberare dalle lamiere, purtroppo invano, il manovale di Torino, si considerano degli eroi. Al contrario di ciò sostiene la popolazione e l’amministrazione comunale, che vuole invece premiarli e intende collocare il paracarri sull’argine del Rosella.
Questi atti di umanità dovrebbero far aumentare il numero degli iscritti alle lezioni di pronto soccorso organizzate dalla Croce blu, che cominceranno il 24 febbraio. I volontari dell’associazione, i medici locali e i colleghi che lavorano negli ospedali cittadini insegneranno agli allievi fino alle fine di maggio le tecniche di primo intervento. Il programma, oltre alla teoria, prevede anche delle prove pratiche che comprendono l’uso delle attrezzature installate nelle autolettighe.
Stefano Caniato
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona
17 marzo 2003 - articolo associativo
Corso di primo soccorso primavera 2003
Si cercano «rinforzi» per gli equipaggi. Le lezioni da lunedî prossimo.
Corso per il servizio in autoambulanza con la Croce Blu di San Martino Buon Albergo.
L’Associazione volontari soccorso sanitario Croce Blu di San Martino Buon Albergo è un gruppo nato nel 1995, formato da circa novanta volontari, che opera con il servizio di autoambulanze in convenzione con il 118, l’Azienda ospedaliera e l’Ulss 20 su tutto il territorio della città, particolarmente Verona est e centro, con il trasporto dei ricoverati al Policlinico. «Siamo contenti di essere una piccola realtà associativa, con forte aggregazione e ritrovo fra i soci, continua formazione e aggiornamento, anche se con qualche fatica a sopravvivere per i finanziamenti», spiega Michele Zandonà, 30 anni, studente di Scienze infermieristiche, segretario dell’Associazione, volontario ormai da nove anni. «Siamo un insieme di persone affiatate che operano per diverse motivazioni: chi per lavorare nel sociale, chi nell’emergenza, per rendersi utile agli altri e dare un esempio di aggregazione ai giovani». I corsi promossi in primavera e autunno, quando si ha una tradizionale maggiore affluenza (quaranta persone contro venti) secondo una tendenza tipica di tutte le associazioni del settore, servono a reperire nuovi volontari. Il prossimo partirà tra una settimana.
Il 12° corso per allievi soccorritori è aperto a tutti, senza distinzione di età, sesso o professione: occorrono come al solito la maggiore età, un certificato medico di idoneità psicofisica, un certificato penale e uno di residenza. Le lezioni teorico-pratiche si svolgeranno dal 24 marzo al 21 giugno, il lunedî e il venerdî dalle 20.30 alle 22.30. L’inaugurazione avverrà nella sede di via Mazzini 15 a San Martino Buon Albergo. Ogni lezione comprenderà una sessione teorica e una pratica di uso degli strumenti (dalla barella ai presidi), i docenti saranno medici collaboratori specialisti e un gruppo interno di formatori che hanno seguito un particolare corso di Verona Emergenza.
Le materie di insegnamento vanno dall’anatomia, alla cura delle varie affezioni come ustioni o fratture, infarto e ictus, con sessioni dedicate a particolari situazioni d’intervento. «La prima cosa che un volontario deve imparare è non nuocere», dice Zandonà. «Il corso fornisce gli elementi base per non aggravare la situazione e intervenire in un dialogo con il 118. Gli esami alla fine del corso sono severi: non è importante che tutti diventino volontari. Le tre prove (scritta, teorica, pratica) selezionano l’allievo che diventerà il terzo o quarto membro di un equipaggio per una decina di turni e verrà poi valutato da una commissione che ne certificherà l’idoneità e consegnerà la divisa».
Informazioni: 045.8799237 dalle 9 alle 18.
Rosangela Lupinacci
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona
Si cercano «rinforzi» per gli equipaggi. Le lezioni da lunedî prossimo.
Corso per il servizio in autoambulanza con la Croce Blu di San Martino Buon Albergo.
L’Associazione volontari soccorso sanitario Croce Blu di San Martino Buon Albergo è un gruppo nato nel 1995, formato da circa novanta volontari, che opera con il servizio di autoambulanze in convenzione con il 118, l’Azienda ospedaliera e l’Ulss 20 su tutto il territorio della città, particolarmente Verona est e centro, con il trasporto dei ricoverati al Policlinico. «Siamo contenti di essere una piccola realtà associativa, con forte aggregazione e ritrovo fra i soci, continua formazione e aggiornamento, anche se con qualche fatica a sopravvivere per i finanziamenti», spiega Michele Zandonà, 30 anni, studente di Scienze infermieristiche, segretario dell’Associazione, volontario ormai da nove anni. «Siamo un insieme di persone affiatate che operano per diverse motivazioni: chi per lavorare nel sociale, chi nell’emergenza, per rendersi utile agli altri e dare un esempio di aggregazione ai giovani». I corsi promossi in primavera e autunno, quando si ha una tradizionale maggiore affluenza (quaranta persone contro venti) secondo una tendenza tipica di tutte le associazioni del settore, servono a reperire nuovi volontari. Il prossimo partirà tra una settimana.
Il 12° corso per allievi soccorritori è aperto a tutti, senza distinzione di età, sesso o professione: occorrono come al solito la maggiore età, un certificato medico di idoneità psicofisica, un certificato penale e uno di residenza. Le lezioni teorico-pratiche si svolgeranno dal 24 marzo al 21 giugno, il lunedî e il venerdî dalle 20.30 alle 22.30. L’inaugurazione avverrà nella sede di via Mazzini 15 a San Martino Buon Albergo. Ogni lezione comprenderà una sessione teorica e una pratica di uso degli strumenti (dalla barella ai presidi), i docenti saranno medici collaboratori specialisti e un gruppo interno di formatori che hanno seguito un particolare corso di Verona Emergenza.
Le materie di insegnamento vanno dall’anatomia, alla cura delle varie affezioni come ustioni o fratture, infarto e ictus, con sessioni dedicate a particolari situazioni d’intervento. «La prima cosa che un volontario deve imparare è non nuocere», dice Zandonà. «Il corso fornisce gli elementi base per non aggravare la situazione e intervenire in un dialogo con il 118. Gli esami alla fine del corso sono severi: non è importante che tutti diventino volontari. Le tre prove (scritta, teorica, pratica) selezionano l’allievo che diventerà il terzo o quarto membro di un equipaggio per una decina di turni e verrà poi valutato da una commissione che ne certificherà l’idoneità e consegnerà la divisa».
Informazioni: 045.8799237 dalle 9 alle 18.
Rosangela Lupinacci
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona
31 gennaio 2003 - articolo associativo
La nostra Associazione ha "perso" uno dei mezzi di soccorso nel durante di un intervento il giorno 31 gennaio 2003. Incredibile carambola tra Vago di Lavagno e Colognola. Tra le cause c’è la velocità, ma anche l’assunzione di alcool.
di Roberto Vacchini
Ci sono anche la velocità e l’eccesso di alcol tra le cause del mega incidente avvenuto l’altra sera tra Vago e Colognola ai Colli, in località Quattro strade, in cui è rimasta coinvolta anche un’ambulanza intervenuta per prestare soccorso ai feriti. Sette i veicoli coinvolti, sei le persone ferite, di cui una grave, quattro le persone medicate sul posto e in ospedale.
Il primo incidente, a cui poi seguiranno a catena gli altri, è avvenuto intorno alle 21.30 in prossimità del ponte sul torrente. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di San Martino Buonalbergo, intervenuti sul posto con i militari di Colognola ai Colli e di Verona, le prime auto a scontrarsi sono state un’Audi, condotta da un trentaquattrenne di San Martino accanto a cui viaggiava un passeggero, che proveniva da Colognola in direzione di San Martino, e una Lancia Y, al volante della quale c’era un ragazzo di 28 anni, che procedeva in senso contrario. A seguito dell’impatto la Lancia è rotolata nel fossato che costeggia la strada, mentre l’Audi si è capovolta, ha girato su se stessa e si è fermata ai bordi della carreggiata. Nell’urto, il ventottenne è rimasto ferito in modo grave. La centrale operativa di Verona emergenza ha provveduto immediatamente a inviare un’ambulanza. Sul posto si è portato un automezzo della Croce Blu con tre volontari, tutti di età compresa tra venti e trent’anni.
Nel frattempo, lungo la strada, si è fermata anche una Fiat Regata il cui conducente, un uomo di 47 anni di Tregnago, è sceso per cercare di prestare soccorso agli infortunati. L’ambulanza era arrivata da pochi istanti quando si è innescata la seconda carambola. Da Colognola ai Colli, in direzione San Martino, arrivavano una Volkswagen Passat condotta da un ventisettenne di Illasi, e alle spalle una Seat Ibiza con due persone. Per cause ancora in corso di accertamento, le due auto si sono scontrate violentemente: la Passat, senza più controllo, è finita dritta contro l’ambulanza, da cui stavano scendendo i tre volontari e poi è rimbalzata, finendo contro la Regata. L’ambulanza, poi, è stata nuovamente centrata anche dall’Ibizia. Un urto terribile che l’ha sbalzata all’indietro di qualche metro, mandandola a urtare un’altra vettura, una Fiat Punto condotta da una donna di 54 anni.
Sei feriti sono stati trasportati in ospedale, due a San Bonifacio, due a Borgo Roma e due a Borgo Trento. Tra questi ci sono gli occupanti della Seat, il giovane della Y 10 e una volontaria dell’ambulanza. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e altre ambulanze inviate da Verona emergenza, mentre ai carabinieri è toccato l’onere di ricostruire un incidente che, almeno sul momento, era decisamente ingarbugliato. I militari hanno compiuto anche una serie di accertamenti che hanno interessato i veicoli e i conducenti. In quel tratto di strada c’è il limite di velocità dei 50 all’ora: e proprio il cartello stradale che lo indica è stato travolto, piegato in diversi punti ed è finito in un prato adiacente alla strada.
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona
di Roberto Vacchini
Ci sono anche la velocità e l’eccesso di alcol tra le cause del mega incidente avvenuto l’altra sera tra Vago e Colognola ai Colli, in località Quattro strade, in cui è rimasta coinvolta anche un’ambulanza intervenuta per prestare soccorso ai feriti. Sette i veicoli coinvolti, sei le persone ferite, di cui una grave, quattro le persone medicate sul posto e in ospedale.
Il primo incidente, a cui poi seguiranno a catena gli altri, è avvenuto intorno alle 21.30 in prossimità del ponte sul torrente. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di San Martino Buonalbergo, intervenuti sul posto con i militari di Colognola ai Colli e di Verona, le prime auto a scontrarsi sono state un’Audi, condotta da un trentaquattrenne di San Martino accanto a cui viaggiava un passeggero, che proveniva da Colognola in direzione di San Martino, e una Lancia Y, al volante della quale c’era un ragazzo di 28 anni, che procedeva in senso contrario. A seguito dell’impatto la Lancia è rotolata nel fossato che costeggia la strada, mentre l’Audi si è capovolta, ha girato su se stessa e si è fermata ai bordi della carreggiata. Nell’urto, il ventottenne è rimasto ferito in modo grave. La centrale operativa di Verona emergenza ha provveduto immediatamente a inviare un’ambulanza. Sul posto si è portato un automezzo della Croce Blu con tre volontari, tutti di età compresa tra venti e trent’anni.
Nel frattempo, lungo la strada, si è fermata anche una Fiat Regata il cui conducente, un uomo di 47 anni di Tregnago, è sceso per cercare di prestare soccorso agli infortunati. L’ambulanza era arrivata da pochi istanti quando si è innescata la seconda carambola. Da Colognola ai Colli, in direzione San Martino, arrivavano una Volkswagen Passat condotta da un ventisettenne di Illasi, e alle spalle una Seat Ibiza con due persone. Per cause ancora in corso di accertamento, le due auto si sono scontrate violentemente: la Passat, senza più controllo, è finita dritta contro l’ambulanza, da cui stavano scendendo i tre volontari e poi è rimbalzata, finendo contro la Regata. L’ambulanza, poi, è stata nuovamente centrata anche dall’Ibizia. Un urto terribile che l’ha sbalzata all’indietro di qualche metro, mandandola a urtare un’altra vettura, una Fiat Punto condotta da una donna di 54 anni.
Sei feriti sono stati trasportati in ospedale, due a San Bonifacio, due a Borgo Roma e due a Borgo Trento. Tra questi ci sono gli occupanti della Seat, il giovane della Y 10 e una volontaria dell’ambulanza. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e altre ambulanze inviate da Verona emergenza, mentre ai carabinieri è toccato l’onere di ricostruire un incidente che, almeno sul momento, era decisamente ingarbugliato. I militari hanno compiuto anche una serie di accertamenti che hanno interessato i veicoli e i conducenti. In quel tratto di strada c’è il limite di velocità dei 50 all’ora: e proprio il cartello stradale che lo indica è stato travolto, piegato in diversi punti ed è finito in un prato adiacente alla strada.
Articolo tratto dal giornale "L'Arena" di Verona







